Hic sunt officiali

“Non ci posso credere.”

Velatamente censurata dallo spropositato utilizzo del turpiloquio dettatto dalla situazione, la frase di cui sopra è stato il mio primo commento ad un altro redattore del blog in seguito alla lettura di un articolo comparso nella quarta pagina del Corriere del Ticino in data 27.11.2012. L’articolo in questione, scritto da Marco Passalia (deputato PPD in Gran Consiglio), tratta della valorizzazione scolastica dei giovani ticinesi che adempiono al loro servizio militare come ufficiali o sottufficilali in concomitanza agli studi accademici. Nello scritto viene spiegato come, secondo logiche a me oscure, il servizio militare in una posizione di comando possa essere utile nella vita civile per incarichi direttivi all’interno di un luogo di lavoro. Fosse solo questo quanto l’articolo sostiene avrei potuto fare una (molto) breve riflessione personale, ingoiare un po’ di rabbia e, nel più sano rispetto delle tradizione democratiche tanto decantate nella nostra nazione, dirmi che in fondo “ognuno ha il diritto di esprimersi”, non senza un certo brivido ideologico.

Ma l’articolo non si limita all’esposizione di questa tesi.

Viene anche nominata una mozione inoltrata a livello cantonale per l’attribuzione di un massimo di sei crediti ETCS ai militi appartenenti alla categoria di cui sopra che, in seguito alla qualificazione militare con nota minima tre, preparino una tesina nella quale si esplichi l’utilità dei “principi” imparati durante la naja nella vita civile. Tagliando brutalmente corto con la metaforica ascia semantica che mi è concessa dalla scrittura online ponderata e senza fretta quanto viene sostenuto nell’articolo è che comandare un plotone aiuta a gestire gli impiegati in una banca, quindi “evviva il servizio militare accostato a quello accademico!”.

Tralasciando l’ovvia vena provocatoria di quanto scritto qualche spazio sopra è importante notare come una proposta del genere non si limiti a favorire una ristretta classe di persone, ma lo fa pretendendo di equiparare l’utilità di una servizio militare a quello di uno studio accademico: alle dure ore di studio chini sui libri si può infatti sopperire grazie a qualche riga scritta in seguito all’adempimento di quello che è un periodo di tempo speso nella più totale rinnegazione dei valori civili che costituiscono un buon ambiente sociale. Sfiderei qualunque lavoratore che si trovi a leggere quest’articolo a continuare a lavorare sotto una persona privilegiata da tutti i punti di vista, che può permettersi di trovare ben più di una pagnotta di pane in tavola facendo poco e facendo questo poco senza alcuna logica apparente se non quella della gratificazione di un’altra persona ancora sopra di lui.

Inoltre nell’articolo viene sostenuta la grande parte dell’esercito nella creazione dell’identità nazionale e nella formazione dei quadri e dell’élite della Confederazione. Senza voler scendere in lunghe discussioni sull’utilità o meno dell’esercito (sono civilista quindi dalla parte della razionalità per quanto riguarda questo tema e lo dico senza presunzione o arroganza) non è difficile arrivare alla conclusione che se i quadri di questa nazione sono stati formati dall’esercito, allora deve aver svolto un lavoro fallimentare su tutta la linea: un’élite che si permette di sborsare sei miliardi di franchi per salvare una banca disonesta e trasparente quanto un muro in cemento armato mentre dall’altra parte non riesce nemmeno a garantire la possibilità ad ogni cittadino elvetico di avere effettivamente un’assicurazione malattia riuscendo nel contempo ad arrivare a fine mese non ha diritto morale di essere a capo di una nazione.

Militare o meno.

Infine, nel caso la proposta presentata dovesse infine tramutarsi in reale possibilità di avvantaggiamento in campo accademico questo andrebbe a ripercuotersi sulla mentalità sempre più diffusa di quei giovani che, incerti davanti alla decisione riguardante l’adempimento del servizio militare o del servizio civile, propendono per la seconda scelta per via dell’effettiva utilità sia pratica che morale della stessa. Si vuole infatti rendere più appetibile un (ex)obbligo oramai sempre più in crisi in seguito alla rivalutazione di quei valori che hanno pervaso la mente delle generazioni precedenti a quella nella quale l’autore 19enne dell’articolo che state leggendo si trova: una generazione che rifiuta un obbligo generalmente insensato e dalla scarsa valenza pratica; una generazione che fa le sue scelte in base alle possibilità di crescita che esse permettono sia personalmente che verso il mondo esterno; una generazione, infine, che rifiuta i preconcetti e gli stereotipi del militare.

Bumbat

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9 risposte a Hic sunt officiali

  1. [TR] ha detto:

    Non voglio entrare troppo nel merito dell’articolo, ma solo aggiungere una piccola considerazione.
    Può piacerti o meno (e so che non ti piace), ma un’esperienza come quadro dell’esercito può aiutare successivamente in ambito civile.
    Non per il semplice fatto di comandare a bacchetta un “plotone” (che da noi non esiste), ma per tutta una serie di altri motivi. L’autorità è forse una delle più difficili da capire (diciamo che alcuni vanno avanti solo grazie al grado), ma io vorrei citarti anche la resistenza allo stress. Nella società odierna si è sempre più stressati e messi sotto pressione (e può non piacerti chiaro, ma è un dato di fatto) e diciamo che se si riesce a superare l’immancabile rottura di balle (scusate per il francesismo) presente a militare si ha fatto un bel passo in avanti. E fidati che di situazioni di stress o situazioni di pesante giramento lì sotto aiuta per dopo.
    Poi sinceramente io non vedo come potrei utilizzare le conoscenze acquisite tramite la formazione militare per il mio studio accademico. Se avessi cominciato qualche anno fa avrei avuto anche io probabilmente diritto a dei crediti supplementare, ma sarebbero stati regalati per niente.
    Certo, in alcuni casi sarebbero stati anche giustificati, come per uno specialista nella difesa NBC (chimica, biologica) che studia poi nello stesso campo.
    Per il resto hai ragione, i crediti non dovrebbero essere regalati così.
    Sul resto dell’articolo non entro in materia 😉

  2. valpreda ha detto:

    Mi chiedo allora, TR, se nalla società odierna si è sotto stress sempre più frequentemente; se la società odierna deve essere sempre più veloce, produttiva, stancante, ecc, ci dobbiamo adattare? Dobbiamo assecondare questo sistema di stress continuo? Secondo me no, non va assecondato (come fa per esempio il militare: ‘sopravvivere allo stress’), ma va combattuto. Ci vuole un ritorno ad una vita con la V maiuscola. Ci vuole un ridimensionamento della nostra società.

    • Skiantato ha detto:

      Poi, quando dovrai dare da mangiare ai tuoi figli ne riparliamo, se accetteranno il discorso di vita.

      • bumbat ha detto:

        Purtroppo quanto dice Skiantato è vero, nella società odierna sono necessarie tutta una serie di rinunce e sacrifici per sostenere il proprio nucleo familiare…

        Però, ripeto, questo accade per colpa della società odierna: fossero state prese ad esempio le tesi del “Droit à la paresse” di lafargueana memoria potremmo permetterci di filosofeggiare peripateticamente assaporando la vita con la tranquillità di sapere che il nostro sostentamento non dipende da orari lavorativi massacranti.

    • [TR] ha detto:

      Non ho detto che bisogna assecondare questo tipo di vita, ma realisticamente allo stato attuale le cose stanno così.

  3. Erre ha detto:

    L’addestramento militare in svizzera serve principalmente per due motivi: creare dei sicuri flussi economici e preparare le persone ad affrontare un eventuale (e remoto) conflitto bellico.
    Il primo elemento che ho citato è il principale se si pensa al discorso “abolizione dell’esercito”, facendoci dunque capire che per un po’ l’obbligo di leva sarà ancora in auge.
    Il secondo elemento invece fa capire come le situazioni di stress vengano create in modo artificiale: la scuola reclute non è nient’altro che una simulazione (per molti versi ridicola e goliardica) dei comportamenti da adottare in un impiego militare. Si cerca dunque appositamente di creare situazioni estreme e di “non-vita”.
    Secondo me il paragone “stress militare” con “stress vita civile” non regge; la vita militare il sabato mattina finisce, quella civile no.

  4. valpreda ha detto:

    Sai Skiantato, calar le braghe ed accettare il marcio che ci viene offerto all’interno di una bella scatola tutta colorata e luccicante che chiamato società, democrazia, progresso, non è certo ciò che voglio fare.

    A metà mattino, l’industriale tedesco in vacanza nell’isoletta greca trova l’amico pescatore seduto sulla veranda di casa che osserva il mare e le navi che vi passano lente e silenziose.
    – Buon giorno Kiriakos. Non lavori oggi?
    – Sì, ho già finito.
    – Come, sono appena le nove e mezzo!
    – Finito, ti ho detto. Oggi il mare è stato generoso. Ci ho messo poco a riempire la rete.
    – Ma quanto pesce prendi?
    – Quanto basta alla mia famiglia e per alcuni anziani che non escono più a mare.
    – Dovresti pescarne di più.
    – Per che farne?
    – Per venderlo e guadagnare più soldi.
    – E perché?
    – Per comperare una barca più grossa, con la quale puoi pescare ancora di più.
    – Ah. E perché?
    – Così potresti recarti sul continente, vendere ai molti ristoranti e negozi della città. Fare più soldi e arredare la barca ancora meglio. Così guadagneresti ancora di più.
    – Ah. E poi?
    – Fra una decina d’anni potresti assumere alcuni marinai che lavorano al tuo posto.
    – Ed io, che farei?
    – Te ne staresti tranquillo in veranda ad ammirare il mare.
    – Ah. Ma quello lo faccio già ora!

    http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/361/31.htm

    Consiglio la lettura.

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