Chi non consuma non fa l’amore

Lavorare per produrre e vivere per consumare. Sembra questo il credo fondamentale nella nostra società, il naturale svolgersi della vita umana. Si deve consumare il più possibile, lo si vede soprattutto ora, nel periodo natalizio, quello dei consumi per eccellenza. La corsa al regalo è una spinta fortissima nell’incremento degli acquisti, basti pensare che, soprattutto in questi anni di crisi, il periodo di natale è visto come una manna per le economie occidentali e per il loro Pil. In fondo è risaputo che più si ha e più si è felici, anche a costo di indebitarsi per comperare quello che si vede nelle vetrine o negli spot alla tv. O forse no, come dicono spesso i benpensanti e i nobili di spirito contemporanei, bisognerebbe capire che non esiste un nesso diretto fra l’avere e la felicità ed è importante rendersi conto di ciò, per poi uscire a fare compere con la coscienza pulita…

Si è parlato di indebitamento per gli acquisti, il cosiddetto indebitamento privato, una delle maggiori cause della crisi che stiamo vivendo (e non quello pubblico, come pensano in troppi, in quanto quest’ultimo è cresciuto a causa degli interventi per contenere il primo). Indebitamento spinto all’eccesso, alla follia, che ha portato molte persone (magari con figli a carico) a mettersi in una situazione insostenibile, per potersi permettere l’auto nuova, l’asciugatrice, la lavastoviglie, un armadio pieno di scarpe, altri tre pieni di vestiti, la cucina nuova, il designer per la cucina nuova, una persona per far le pulizie, una per curare i bambini, lo psicologo per parlare del fatto di non avere un buon rapporto con i propri figli, lo psicologo per i figli, la tv per intrattenere i figli mentre si è dallo psicologo, il collegamento via cavo per intrattenersi mentre i figli sono dallo psicologo, una casa più grande con le camere più spaziose per lasciare i figli a giocare lì e non in salotto dove nel frattempo si è messo l’home cinema per guardare le partite sulla nuova tv a schermo gigante con modalità di messa in pausa per potersi fare un panino alle 15 dopo essersi riempiti di cibo più del necessario circa un paio di ore prima, ecc…

I motivi che spingono le persone ad un consumo spropositato sono fondamentalmente due: l’emulazione e la pubblicità. È chiaro che vedendo delle persone, molto abbienti, che si possono permettere certi prodotti, la voglia di essere come loro può pervenire. Se poi lo sfoggio di tali prodotti diventa simbolo di una loro superiorità sociale, l’emulazione diventa un pilastro del consumo di massa della nostra società. Ecco perché l’ineguaglianza sociale è mantenuta e difesa dai proprietari di aziende e dunque dal potere costituito e loro succube. Una maggiore ineguaglianza significa più consumi e dunque più vendite, che fanno aumentare i profitti. Poco importa se ciò va a scapito dell’equilibrio sociale ed economico e se verrà pagato a caro prezzo come succede proprio ora.

La pubblicità è l’altro grande pilastro dei consumi. Ormai ovunque troviamo cartelloni che ci spingono ad acquistare quel prodotto o quell’altro, per non parlare degli spot televisivi e ormai anche radiofonici, o delle intere pagine di giornale dedicate a questa pratica per l’incremento degli acquisti, a scapito della cultura e dell’informazione e già questo dovrebbe bastare per condannare la pubblicità! Inoltre la pubblicità ha come scopo quello di farci stare male, per spingerci a placare questo malessere con nuovi e sgargianti prodotti. Gli investimenti pubblicitari sono impressionanti: nel 2010 si sono spesi negli Usa 142,5 miliardi di dollari (467 in tutto il mondo). In sostanza consumiamo ricchezza investendola per convincere la gente a consumare di più in cose che se no non sentirebbe il bisogno di comperare.

Consumare è diventato lo scopo della nostra vita, almeno al di fuori del lavoro, in cui dobbiamo produrre ciò che consumeremo. Il problema è che stiamo consumando scelleratamente, per cose che non ci servono realmente e che compriamo solo perché spinti da pubblicità e emulazione. Il periodo natalizio è un esempio di questa mentalità distorta, di come si possa arrivare a comperare solo per farlo, solo per apparenza (perché un regalo, se non è veramente desiderato, non è altro che apparenza). Ci si nasconde dietro frasi fatte come “l’importante è il pensiero”, che sarebbe più veritiera se rivista in “l’importante è regalare qualcosa, tanto per non fare la figura del tirchio”. Stiamo mercificando il mondo, e questo porta a dover incrementare a dismisura i consumi, perché se no tutte le merci che produciamo resterebbero nei magazzini e nessuno ci guadagnerebbe. Ormai siamo pervasi dalla mentalità del “produci&consuma”, tanto da non riuscire più a capire che non serve un regalo per mostrare affetto o attaccamento ad una persona. Anche i sentimenti sono in vendita, platonici o carnali che siano, dunque affrettiamoci ad acquistare, perché, rivisitando il titolo di una famosa canzone di Celentano, “Chi non consuma non fa l’amore”.

Rambaldo

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Una risposta a Chi non consuma non fa l’amore

  1. valpreda ha detto:

    “La gente puó comprarsi tutto ma non capirá mai
    che non ti fa migliore ció che hai”

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