Stato sociale e Malavoglia

Il 26 settembre 2010(1), la popolazione svizzera bocciò il referendum che si opponeva alla «revisione della legge sull’assicurazione contro la disoccupazione». La riforma, per semplicità chiamata LADI, è entrata in vigore il primo aprile 2011. Il contraccolpo sociale si è riscontrato nella fascia più debole dei lavoratori: i giovani. Giovani che alle prese con una assicurazione disoccupazione più stretta si sono rivolti allo Stato sociale, l’assistenza.

È stata la quarta riforma da quando l’assicurazione disoccupazione esiste, perché i conti non tornavano: annualmente il deficit era milionario. Storicamente il laboratorio dove si è assistiti alle prime forme di aiuto sociale erano gli Stati Uniti. Da noi solamente a partire dal Dopoguerra con la fine delle dittature. All’epoca della Grande Depressione Roosevelt venne incontro alle masse disoccupate e affamate. Grazie alla guida del suo ministro dell’economia John Keynes, coniarono l’espressione New Deal, per definire una serie di misure come l’incremento dell’occupazione. Poi, la rincorsa europea, Svizzera compresa, con l’AVS (acronimo di Assicurazione Vecchiaia e Superstiti) cioè il sistema pensionistico e le indennità per le vittime della guerra; o ancora, e qui si entra nel lavoro, l’AI (Assicurazione Invalidità) per la parte della popolazione cosiddetta attiva che non riesce più a svolgere le mansioni professionali; e infine la LADI l’assicurazione che indennizza chi rimane senza lavoro, ciò permette ad un disoccupato di non stravolgere la propria vita dopo che abbia perso il lavoro o prosciugare tutti i risparmi per sopravvivere fino a trovare un nuovo impiego. Poi ci sono le borse di studio, i finanziamenti all’agricoltura, gli assegni famigliari ecc. ecc. un’immensità di strumenti sociali che per brevità non analizzeremo.
Concentriamoci sulla disoccupazione che ci tocca quindi, quella giovanile. Prima con 1 anno di contributi, di tasse pagate, si aveva diritto a 1,5 di prestazioni, cioè di assistenza. Ora il rapporto è 1 anno di lavoro per 1 di aiuto. Questo vale per tutti, ma non per i giovani fino a 25 anni di età. Infatti per loro, sfigati, il rapporto è inverso: per 1 anno di contributi si ha diritto solo a 9 mesi di prestazioni(2) fino a un massimo di 12 mesi. Questa distinzione perché, dicono, «la durata media della disoccupazione di chi ha meno di 25 anni non supera i sei mesi»(3). Ecco il problema, generalmente molti giovani finito il periodo di questi 9 mesi, sono indipendenti dalla famiglia, non hanno nessun reddito, sono per obbligo spinti a richiedere l’assistenza sociale. Giovani con un appartamento, l’alimentazione, le bollette, non riescono più a pagare tutte le spese normali dunque chiedono, attraverso la burocrazia dello Stato, aiuto.
Ecco che la mancanza virtuale di lavoro e soprattutto la cattiva organizzazione inducono delle persone in una categoria disagiata e degradante che Marx chiamava «lumpenproletariat». Sottoproletari, senza lavoro che al nostro tempo ricevono dallo Stato lo stretto necessario per sopravvivere, ossia duemila franchi al mese(4). Dal servizio di falò emergono importanti informazioni riguardo a questo argomento. Prima fra tutti la disorganizzazione delle liste di orientamento, persone che vengono indirizzate a professioni non idonee alle loro capacità o che non offrono sbocchi nel mercato del lavoro dopo il conseguimento dell’apprendistato, perché, si sa, un apprendista del secondo anno fa il lavoro di un impiegato ma è pagato cinque volte in meno.
Altro aspetto che non suscita certo l’ilarità di un telespettatore accorto è la posizione presa dal politicante in studio per la quale non è più avvertita, in fattispecie dai giovani, la vergogna nell’essere mantenuti. L’idea per la quale farsi mantenere è bello, è semplicemente ridicola e forzata. È insita nella nostra cultura l’imbarazzo nel chiedere l’elemosina – allo Stato. Fa parte della nostra mentalità provare a «farcela da soli». Chi pensa il contrario dovrebbe prendere la macchina del tempo, l’equivalente di aprire un libro, e ritornare alla fino dell’Ottocento dove il wellfare state era impensabile a parte per alcuni luminari. Luminari tacciati di essere massoni e sovversivi come nel caso dello speziale – l’uomo che gestisce la drogheria – ne I Malavoglia, l’unico che crede nell’ordine dello Stato per risolvere la povertà cronica di cui la famiglia Malavoglia e tante altre sono schiave.
Nel romanzo verista di Verga si racconta che l’imbarcazione in possesso alla famiglia non resistette ad una tempesta. Bastianazzo, il padre e il carico di lupini si persero in mare. Da quel momento iniziò la rincorsa della famiglia verso il saldo del debito che non avverrà mai. La perdita del carico è un episodio che riazzera la vita della famiglia come può essere la perdita del lavoro nel contesto odierno. La fonte di redditto non c’è più. Per i Malavoglia, senza Stato sociale, famiglia, – malgrado le apparenze – di gran lavoratori, è un danno irreparabile o quasi. La storia prosegue con la corrente che trasporta il relitto della paranza (una barca) chiamata a buon ragione Provvidenza, a riva. La riattano, ci spendono tutto perché devono ripagare a tutti i costi il carico perso, ne va dell’onore della famiglia – da qui la vergogna. Perdono la loro casa, distinta da un nespolo che le cresce accanto. Si prendono rischi che non devono correre ad uscire a pescare con il tempo incerto. Nel frattempo i creditori – i vari zio Crocifissioe Piedipapera – fanno fruttare l’affare: scelgono chi lavora, chi fare sindaco, sono loro che dettano le regole, i ricchi-strozzini in fin dei conti. Senza la mediazione dello Stato regna l’ingiustizia. Passi pure che «il lavoro nobilita», passi anche la cultura fondante nell’società industriale che «si lavora bene o non si lavora», ma i Malavoglia di oggi non riescono da soli ad uscirne. La condizione di disoccupazione non per tutti, anzi per pochissimi è comoda; bisogna provarci da soli, ma lo Stato, attraverso una burocrazia efficiente e non asfissiante deve essere garante della dignità delle persone, nessuno chiede regali, nessuno chiede privilegi.

Fonti:

(1)«Il 26 settembre 2010 i cittadini svizzeri hanno accettato in votazione popolare la revisione della legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI)»
http://www.news.admin.ch/message/index.html?lang=it&msg-id=35383

(2)«Norma vigente: 1 anno di contributi -> 1,5 anni di prestazioni.
Revisione: Assicurati sotto i 25 anni senza figli: 1 anno di contributi -> 9 mesi di prestazioni.»
Votazione popolare del 26 settembre 2010. Spiegazioni del consigio federale. Revisione della legge sull’assicurazione contro la disoccupazione, pagina 6

(2.1) «Il diritto alla compensazione della perdita di guadagno sussiste al massimo durante i primi 12 mesi»
Ibid., Art 24, cpv 4, pagina 15

(3)«la durata media della disoccupazione di chi ha meno di 25 anni non supera i sei mesi»
Ibid., pagina 9

(4)La cultura del “vergognarsi ad essere mantenuti-disoccupati” in
Falò, 20.12.12, Giovani e assistiti
http://la1.rsi.ch/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=0&idc=43479

(5)Giovanni Verga, I Malavoglia, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2009 (1881)

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