La Giustizia dove sta?

“La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani… La differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare”.

Paolo Scaroni

Tante parole sono state spese nelle ultime settimane su tifosi, ultras, teppisti, Gioventù Biancoblu, Ambrì e torce. Tante parole legate ad un problema che non c’è, un problema da tempo inventato e costruito ad arte da istituzioni e media, che terrorizzano le brave famiglie ticinesi le quali non vanno più allo stadio. Come spieghiamo allora i tre soldout filati alla Valascia?
Non voglio però entrare a far parte del coro di voci che, per condannare o per sostenere, hanno parlato dei fatti dell’ultimo derby ticinese di hockey. Vorrei parlare di qualcosa d’altro che, a mio parere, è ben più grave. Altro che torce e fumo.

Era il 24 settembre 2005. Al Bentegodi di Verona era da qualche tempo finita la partita che vedeva la squadra locale affrontare il Brescia. La partita era finita con un blando pareggio. Paolo Scaroni insieme ai suoi amici e ultras del Brescia 1911 si trovano all’interno della stazione del capoluogo Veneto. La situazione era apparentemente tranquilla.
Avviatosi verso il treno, con qualche minuto di ritardo, Paolo viene improvvisamente colpito da una raffica selvaggia di manganellate che hanno ridotto la sua testa “a una sorta di ananas tumefatto, causando fra l’altro un ematoma profondo e letale” (Paolo Scaroni). Il motivo della carica è, per la Polizia, il seguente: “Bloccano il binario, non fanno partire il treno”. Trenta minuti di cariche. Trenta minuti di brutale violenza: i manganelli sono utilizzati al contrario (stile martello, per intenderci), per causare più dolore.

La voce che comincia a circolare il giorno dopo è di quelle che ti attanagliano il cuore. È una notizia scioccante: un tifoso bresciano, colto da un ‘malore’ a seguito dello scontro con ultras veronesi si trova in coma. Questa è la versione ufficiale della Polizia. (1)

Paolo Scaroni è arrivato all’ospedale con la testa fracassata, e i referti medici indicano come sia stata voluta la volontà di colpire sempre e solo alla testa: “sul mio corpo infatti non sono state trovate altre ecchimosi” (Paolo Scaroni). La vita di Paolo pare ormai segnata: se mai si sveglierà, spiegano i medici, vivrà il resto della sua vita come un vegetale.

Dopo 64 giorni di coma avviene il miracolo. Paolo si sveglia, parla a fatica, è ancora molto debole. Resta in cure intensive per tantissimo tempo, sempre con al suo fianco i famigliare e gli amici di sempre, i compagni di una vita. Quando trova la forza per parlare, lo fa con una poliziotta, Margherita T., la quale trova il grande coraggio di indagare e andare a fondo della vicenda, e scopre che quella sera di settembre, nulla è andato come i suoi colleghi avevano detto.

“Erano almeno quattro celerini, con i caschi. Mi urlavano: bastardo. Picchiavano con i manganelli impugnati al contrario per farmi più male” (Paolo Scaroni). Testimonianze della Polfer e dei macchinisti chiariscono che nessuno stava bloccando i binari e che gli ultras erano tranquilli. Una carica sconsiderata ed inutile. Una carica voluta per uccidere. I presenti sostengono inoltre che nessun ultras veronese era presente, e non vi è stato nessun contattato tra le due tifoserie. Tutto tranquillo finché la celere non ha cominciato a lanciare fumogeni dentro le carrozze del treno, in cui si trovavano anche donne e bambini, e a caricare violentemente i presenti sui binari. Per mezz’ora. La versione ricostruita da Margherita T. viene riconosciuta anche dalla Digos di Brescia.
L’indagine della poliziotta porta anche alla scoperta di una prova inconfutabile, una prova “regina”: quel giorno era presente una telecamera (2) che ha filmato tutto, anche il momento in cui Paolo viene travolto dalla carica. Una prova schiacciante contro i poliziotti.

Venerdì 17 gennaio 2013 a Verona si è svolto il processo ai nove agenti della Celere di Bologna (Luca Iodice, Antonio Tota, Massimo Coppola, Michele Granieri, Bartolomeo Nemolato, Ivano Pangione, Giuseppe Valente e Leonardo Barbierato), accusati di lesioni gravissime, sono stati assolti per “insufficienza di prove”. Il famoso filmato, la prova chiave che avrebbe dovuto inchiodare i nove agenti, arriva ai magistrati modificato: i dieci minuti in cui Paolo viene massacrato dalle manganellate non esiste più. Non esiste più nemmeno la fine dei commenti di due agenti:  “Adesso il questore ci incarna…”. “Ascolta, tu prova a guardare subito le immagini di quando il…”. Fine. (3)

Una sentenza che ha lasciato attoniti tutti i presenti al processo così come le autorità di Brescia. Simona Bordonali, presidente del Consiglio Comunale, si è così espressa: “L’udienza del 18 gennaio ha sconcertato tutti. Una sentenza incommentabile: vergognosa e indecente. Ritengo che come amministratori sia importante prendere posizione di fronte a fatti come questi. Voglio ringraziare gli ultras per l’atteggiamento di tutte le tifoserie nella giornata della sentenza” (4).
Paolo e la sua famiglia sono scoppiati a piangere alle parole del giudice. Increduli, attoniti, colpiti da una Giustizia che tale non si può definire. La verità è stata manomessa, nascosta, distrutta. Il video è sparito, e i colleghi dei poliziotti accusati hanno, in tutti questi anni, vissuto in un omertoso e vergognoso silenzio. L’avvocato di Paolo, Alessandro Mainardi, ha commentato: “È una sentenza tartufesca, alla don Abbondio: il coraggio chi non ce l’ha non se lo dà”.

Sabato 19 gennaio Paolo, la sua famiglia e il legale Mainardi, hanno deciso di ricorrere in appello. È bastata una notte per scegliere: la mazzata ricevuta dalla sentenza non ha fatto perdere all’ultras bresciano la voglia di combattere. E Paolo l’ha detto tramite una lettera indirizzata alla stampa e ai cittadini (5). Qualche anno fa, Paolo aveva rilasciato una dichiarazione all’Espresso, la quale in tutta la sua tristezza e tragicità, porta un forte messaggio di verità:  “La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani… La differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare”. Parlare per cercare di spezzare uno stato di omertà che regna all’interno della Polizia (nello specifico italiana, ma non solo). Una Polizia che per sette anni e mezzo ha coperto i suoi agenti. Agenti che sono arrivati ad un passo dall’uccidere un uomo. A manganellate.

Sette anni e mezzo dopo i ricordi di Paolo precedenti al pestaggio sono sfumati, confusi: una vita cancellata. Sette anni e mezzo dopo nessuno sa cosa abbia scatenato la carica della Celere, alla quale è seguito il pestaggio. Sette anni e mezzo dopo Paolo Scaroni è invalido al 100%.

(1) Nelle medesime ore, a Ferrara, alcuni poliziotti raccontano di essere stati aggrediti a colpi di arti marziali da un ragazzo ‘invasato’. Si è resto necessario il fermo del giovane di 18 anni. Federico Aldrovandi però quelle manette le ha tolte solamente da morto. Tragica coincidenza.
(2) Prassi quasi normale quando la celere è presente a manifestazioni sportive e non.
(3) http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/paolo-scaroni-assolti-otto-poliziotti-ultras-brescia-verona-1452258/
(4) http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/gli-ultra-in-consiglio-comunale-per-paolo-scaroni-1.1522369
(5) http://www.osservatoriorepressione.org/2013/01/lettera-di-paolo-scaroni-lultras-del.html

Altri approfondimenti:
http://www.radiondadurto.org/2013/01/17/verita-e-giustizia-per-paolo-scaroni-domani-sentenza-a-verona/
http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/sport/13_gennaio_18/scaroni-assolti-agenti-che-avevano-picchiato-ultra-brescia-2005-2113609621765.shtml
http://radioblackout.org/2012/12/rinviata-la-sentenza-per-il-pestaggio-di-paolo-scaroni-ultras-del-brescia/
http://www.giornalettismo.com/archives/719369/niente-giustizia-per-paolo-scaroni/
http://www.bresciatoday.it/cronaca/tribunale-verona-verdetto-processo-ultras-brescia-paolo-scaroni.html
http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/processo-scaroni-paolo-ricorrera-in-appello-1.1514611

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2 risposte a La Giustizia dove sta?

  1. [TR] ha detto:

    Hai parlato di fumogeni lanciati dalla polizia nei vagoni.
    Intendi i lacrimogeni utilizzati in questi casi o i fumogeni “da stadio”?

  2. valpreda ha detto:

    Fumogeni ordinari al Cs in dotazione alla Celere italiana. Ho dato per scontato che si capiva

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