Cipro: un segnale di speranza

Il parlamento cipriota ha sconfessato il suo governo, bocciando l’accordo raggiunto fra quest’ultimo e la troika (Bce, Fmi e Commissione europea). In sostanza il parlamento ha votato no alla possibilità di un prelievo forzoso dai conti nelle banche cipriote, che avrebbe generato 5,8 miliardi euro. L’isola si trova in grave difficoltà economica a causa della sua stretta relazione con la Grecia, la cui recessione permane compromettendo un sistema bancario non abbastanza forte come quello cipriota. La troika è intervenuta in soccorso a Cipro, con un piano d’aiuti erogati in caso di adempienza alle condizioni di riforma della spesa pubblica, in parole povere un piano di austerità. In questo caso però il tutto doveva attendere un primo passo di Cipro, appunto il prelievo forzoso dai conti delle banche cipriote, misura che non è andata giù al parlamento dell’isola.

Non voglio disquisire sui probabili motivi personali che avranno spinto molti parlamentari a votare no. Vorrei far notare il fatto che la piccola Cipro, con 1 milione di abitanti e un Pil di 22 miliardi di dollari (il dato si riferisce al 2007, cioè prima che scoppiasse la crisi), è riuscita a fare ciò che altri non hanno sin qui osato: dire di no alla troika e all’austerità. Cipro non ha accettato le condizioni dei prestiti forniti dall’esterno, pur essendo in situazione di chiara difficoltà. L’isola si trova a poca distanza dalla Grecia, martoriata dall’austerità imposta dalla troika, dove il Pil diminuisce con un ritmo del 7% annuo, la disoccupazione ha raggiunto il 26% e quella giovanile sfiora ormai il 60%. Con questo spettro Cipro ha deciso di non accettare le imposizioni estere.

O almeno spero che siano questi i motivi principali che spingono l’isola a non piegarsi all’austerità, perché se così non fosse si tratterebbe solo di un procrastinare la cura, cura che, come dimostra la Grecia, è ben più invasiva della malattia. Cipro, così piccola e così poco influente nell’Ue attuale, potrebbe diventare la prima vera dissidente di un’unione che sembra molto di più una schiera di sudditi della rigorista Germania. Cipro potrebbe dare l’esempio per un ammutinamento necessario. La Grecia soprattutto potrebbe imparare dai propri vicini e decidere finalmente di rimescolare le carte nelle trattative con la troika. Probabile sarebbe il sostegno della Francia e della Spagna, specialmente la prima che ha un presidente che dovrebbe essere molto scettico sul rigorismo di stampo liberista (benché non l’abbia ancora dimostrato con i fatti). Intanto il ministro delle finanze cipriota sta negoziando un accordo di finanziamento con la Russia, minando la supremazia dell’Ue sui problemi relativi agli Stati membri.

La decisione del legislativo cipriota comunque è un segnale molto importante verso un’Europa che con l’austerità si sta solamente facendo male da sola. Perché inoltre non si tratta di un segnale isolato, basti pensare alla crescita del partito xenofobo e neonazista Alba dorata in Grecia o ai successi elettorali del Movimento5stelle guidato dal populista ed euroscettico Grillo in Italia. L’austerità sta da cinque anni annientando l’economia europea, minando la stabilità politica o peggiorando l’instabilità e creando problemi sociali non indifferenti e di immensa gravità. Pensiamo solamente ai dati sulla disoccupazione citati poc’anzi: stiamo parlando di persone che non hanno un lavoro da anni e non hanno una benché minima speranza di trovarne uno a breve o medio termine. Queste persone sono escluse dal mondo e dalla società, non possono programmare un futuro, non hanno la possibilità di mantenersi aggiornati in ambito professionale, non possono permettersi una dimora stabile o una famiglia, sono imprigionati in un limbo di assistenzialismo forzato da cui, forse, potranno uscire solo fra molti anni, forse decenni.

È questo quello che l’Europa sta costruendo per le nuove generazioni: un mondo distrutto con intere grandi fasce di popolazione escluse dalla società, con un’ineguaglianza sempre più marcata, con uno stato sociale ormai distrutto, con i populismi e la xenofobia che tornano di gran carriera, portando con sé lo spettro del più buio fascismo novecentesco. Dietro alla falsa promessa di “sacrifici ora per un futuro migliore per i nostri figli”, i falchi europei stanno seguendo linee di politica economica che difendono in realtà solo gli interessi di pochi, di quella minoranza di super ricchi che non risentono minimamente della crisi, mentre i poveri e la classe media la devono pagare fino all’ultimo centesimo.

Rambaldo

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Economia, Mondo. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Cipro: un segnale di speranza

  1. Skiantato ha detto:

    Dovresti cercare di nascondere un po’ la tua keynesianità*: così ci vai giù pesantissimo. Infondo i tecnici (dall’austerità facile) sono presentabili…

    *Eh sì, ho letto il tuo libro. Dobbiamo ancora discuterne a lungo, credimi.

    • Rambaldo ha detto:

      Non sono keynesiano e in questo momento le misure dei tecnici non sono per nulla presentabili, soprattutto vedendo le conseguenze.
      Del libro dobbiamo discutere eccome, e più che volentieri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...