Salario minimo

È di pochi giorni fa la notizia apparsa su laRegioneTicino, 13.3.13, pagina 13, che i Verdi lanceranno un’iniziativa per il salario minimo. Dicono, «salario minimo per tutti quei settori dove non esiste un contratto collettivo di lavoro», e ancora…

«differenziato per settore e si baserà sul valore mediano* dei salari nazionali». Infatti, «la pressione sui salari «non tocca più solo i settori che tradizionalmente occupavano dipendenti d’oltre confine, ma si espande ormai anche nel terziario». Secondo questa iniziativa si tratta di una «risposta chiara e immediata» alla speculazione attutata da quei datori di lavoro, cito, «egoisti ed irresponsabili», i quali, con la loro condotta, generano costi per la società, come l’aumento della richiesta di assistenza sociale, e l’abbassamento degli stipendi.
Fin qui, come detto, le promesse. Finalmente viene azzerata la concorrenza salariale tra frontalieri e residenti: il confronto, finalmente, ritorna ad essere riferito, in valore assoluto, alle capacità, all’esperienza, non alla speculazione. Bene. Ma è tardi: questa reazione arriva solamente dopo più di vent’anni di beneficio tratto da una situazione che fino agli ultimi sviluppi aveva solo vantaggi, egoisticamente, per noi ticinesi. Faccio per dire che si è arrivati ad una pressione sociale sul tema solo dopo che i frontalieri si sono interessati al terziario, prima no. «Fin quando ci facevano le strade andavano bene, ora che me li trovo in ufficio è il momento di fare qualcosa». Da qui la pressione sociale e la risposta politica dei partiti più sensibili.
È ormai noto a tutti che l’aspirazione di un residente è un lavoro qualificato, e all’ultimo arrivato, anche in possesso di competenze, spettano lavoricchi. Questo è un fenomeno che non coinvolge solo il Ticino, ma l’Europa tutta. Quanti ingegneri, matematici polacchi, russi, fanno i badanti? Tanti. Funziona così, dal punto di vista occupazionale certi lavori non li facciamo più, lasciamo siano altri ad occuparsene. Ma guai se quegli altri s’intromettano «anche nel terziario». Penso sia arrivato il momento di riconoscere rispetto a queste persone, frontalieri e stranieri, che tengono in piedi la nostra economia, riempiendo tutti i vuoti occupazionali creati artificialmente da noi. Per questo, vedo di buon occhio un salario minimo, una concorrenza leale fra lavoratori che finora si sono fatti, a dir poco, infinocchiare dai datori di lavoro.
Qualcuno muoverà critiche, anche se la situazione è già critica, come il rischio di aumento dell’inflazione. Non sono un economista, ma la piccola realtà ticinese non penso possa innescare un processo inflazionistico a livello nazionale: il prezzo degli alimenti si decide a Basilea, c’è un piccolo boom del mattone in Ticino, il prezzo degli immobili scende, la benza’, come sempre, è cara. No, direi che questo rischio sia scongiurato. Magari alcuni salari andranno al ribasso allineandosi con il cosiddetto «valore mediano nazionale»: è improbabile, come ticinesi, guadagniamo meno degli altri svizzeri, tuttavia, se così accadesse, allora bisognerebbe rivolgere le critiche a quei datori di lavoro, probabilmente gli stessi, che ci hanno portato in questa situazione. I più influenti referenti politici in Ticino- i maggiori datori di lavoro – dovranno rassegnarsi e in taluni casi pagare di più il lavoro. Visto che la tradizione liberale è molto venerata nel nostro Cantone qualche sprovveduto potrebbe chiamare in causa il «libero mercato, mio Dio!» e dire «è antiliberista, dai», insomma il solito liberismo economico come se la mondializzazione e l’assenza dello Stato non avessero già arrecato pesanti problemi tuttora – siamo qui per questo! – irrisolti.

* Piccola ripetizione matematica statistica: mediano, è il valore che geometricamente sta al centro di una lista di elementi in ordine crescente; non è la media aritmetica, che è la somma dei valori diviso il numero dei valori stessi; per informazione, moda invece è il maggior numero di termini riscontrati in una lista o insieme.

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2 risposte a Salario minimo

  1. Skiantato ha detto:

    In passato un’iniziativa del MPS aveva proposto un salario minimo per tutti a 4000 franchi. In questo caso il rischio di inflazione penso sia reale. Se andate a vedere laRegione di oggi c’è un articolo sul salario minimo, a pagina 5, in pratica il diritto del lavoro è di competenza della Confederazione, quindi niente da fare…

    • Rambaldo ha detto:

      Un altro problema legato all’inflazione è che con essa aumenta evidentemente il caro-vita, perciò fra qualche anno il salario minimo fissato sarà probabilmente da rivedere. Però può essere sicuramente una prima soluzione temporanea.
      Ricordiamoci inoltre di un altro problema legato a questo tema, ovvero alla pressione al ribasso sui salari: la delocalizzazione. Spesso si accettano salari molto bassi pur di mantenere il lavoro.

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